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PSICOLOGIA E ATTUALITA'

Lasciamo il virus fuori dalla mente

…con la pratica mindfulness

Gli ultimi anni hanno testimoniato l’emergere della meditazione basata sulla mindfulness come un intervento efficace nell’alleviare i sintomi connessi alla malattia ed al distress. Jon Kabat-Zinn, pioniere dell’applicazione terapeutica della mindfulness, la definisce come

La consapevolezza che emerge prestando intenzionalmente attenzione, nel momento presente e in modo non giudicante, al dispiegarsi dell’esperienza, momento per momento

J. Kabat-Zinn, 1994

La pratica si è diffusa originariamente nel contesto delle malattie fisiche come il dolore cronico, ma negli ultimi trent’anni ha evidenziato significativi benefici per la salute e per il benessere e viene oggi utilizzata come strumento di supporto per la cura e per la prevenzione di patologie come, ad esempio, disturbi del sonno, dell’alimentazione, da attacchi di panico, e stati depressivi (Kabat-Zinn, 2006).

Attraverso la meditazione mindfulness gli individui imparano metodi più adattivi di risposta agli stati mentali avversivi, focalizzandosi sul momento presente, senza giudicarsi, fino all’accettazione di essi. Dal punto di vista dei processi mentali essa si sostanzia nel prestare, nel momento presente, attenzione a quattro elementi: il proprio corpo, le proprie percezioni sensoriali, le formazioni mentali (ad es. la rabbia, il dolore o la compassione) e gli oggetti della mente. L’osservazione di questi elementi della propria esperienza soggettiva avviene in uno stato di autentica calma non reattiva, consentendo ai cambiamenti di avvenire naturalmente, senza ostacolarli né promuoverli ed evitando la solita resistenza o il solito giudizio che causano ulteriore sofferenza.

La pratica costante della meditazione basata sulla mindfulness si è dimostrata efficace nella riduzione dello stress e delle patologie ad esso correlate, nel sollievo da sintomi fisici connessi a malattie organiche e, in generale, nella promozione di profondi e positivi cambiamenti dell’atteggiamento, del comportamento e della percezione di se stessi, degli altri e del mondo (Chiesa, 2009). Altri cambiamenti sono ravvisabili inoltre in un maggiore potere di gestione dei conflitti e dei problemi ordinari e straordinari ed una nuova competenza, nel sostituire le emozioni distruttive con modi di essere più costruttivi che promuovono l’equanimità, l’amore e la saggezza (Rainone, 2012).

Questi cambiamenti si riscontrano anche a livello cerebrale: Taren e colleghi nel 2015 hanno evidenziato come soli tre giorni intensivi di meditazione mindfulness possano abbassare il livello di stress, riducendo l’attivazione del circuito neurale amigdala destra-corteccia cingolata anteriore, che agisce sul sistema precoce di avvertimento del cervello. Cambiamenti significativi in chi pratica mindfulness da molti anni sono stati ravvisati in termini di aumento di spessore e di girificazioni corticali (Haselkamp, 2012).

Una scarsa consapevolezza riferita al momento presente sembra non appartenere unicamente a persone che presentano alti livelli di stress o psicopatologie: secondo un recente studio infatti le persone mediamente dedicano mentalmente il 43% del loro tempo durante la veglia a pensare al futuro, il 26% al passato e solamente il 15 % al presente (più un 16% è di collocazione temporale incerta) (Hauswald 2013).

E oggi, in questo momento di emergenza collettiva provocata dalla pandemia, quali saranno le percentuali? Analizzando gli studi sugli effetti psicologici delle pandemie passate ed i primi dati su quella attuale, si può stimare che anche in questo periodo molte persone soffrano di tensione emotiva, senso di impotenza, frustrazione, insonnia, ansia e paura, e che alcune possano sviluppare vere e proprie sindromi psicopatologiche. Può la mindfulness risultare efficace nell’alleviare i sintomi sopra riportati? C’è la possibilità, per ognuno, di imparare a focalizzarsi sul momento presente, in modo non giudicante? 


Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/2020/05/covid19-mindfulness-santacittarama/