Categorie
PSICOLOGIA E ATTUALITA'

La psicologia giuridico-forense

Le competenze dello psicologo giuridico-forense vengono richieste in svariati casi.

In ambito penale, la perizia psicologica è ammessa per esempio in casi di sospetto abuso su minore,  stalking, autopsia psicologica, per la valutazione dell’imputabilità, della competenza di stare in giudizio, o della pericolosità sociale.

In ambito civile la valutazione psicologica è richiesta spesso in casi di conflittualità coniugale con figli a carico, danno psichico o esistenziale, mobbing, capacità di succedere o di testare, e altro ancora (Ciappi 2014).

In ambito ecclesiastico può invece essere richiesta una consulenza ai fini dell’annullamento di un matrimonio.

Il professionista durante la consulenza si avvale di strumenti come il colloquio ed i test psicologici, servendosi solamente di quelli con comprovata validità ed attendibilità (come il Test di Rorshach o l’MMPI-II), e unicamente quelli necessari a rispondere ai quesiti, onde incorrere in contestazioni da parte dei CTP. Ogni scelta fatta dal CTU deve poter essere giustificata, sopratutto in ambito penale dove in alcuni casi la perizia è irripetibile (ad esempio se vengono fatte domande suggestive nei casi di abuso su minore). In poche parole, non c’è margine di errore.

A questo punto risulta scontato, ma allo stesso tempo importante, specificare la grande differenza tra la pratica clinica e la pratica dello psicologo giuridico-forense: nel primo caso il destinatario dell’intervento vi si sottopone in modo volontario, mentre nel secondo è molto comune incontrare resistenze o tensioni. Allo stesso modo, lo psicologo non ha pieno potere decisionale e deve rendere conto del suo operato a terzi.

Si pensi ad un caso in cui è richiesta la valutazione della capacità genitoriale: da un lato molti probabilmente preferirebbero non sottoporsi a test di personalità o mantenere privati insuccessi passati in grado di compromettere il presente. Dall’altro lato però, la non collaborazione verrebbe messa agli atti, fornendo ugualmente informazioni che non sarebbero viste di buon occhio dal giudice. Spesso inoltre, i colloqui devono essere registrati, trascritti e messi agli atti (sempre in caso di minori), aspetto che sarebbe impensabile in clinica per motivi di privacy.

Quindi rispetto alla pratica clinica i colloqui si svolgeranno in modo differente, perché diversi sono il setting e la motivazione.

In ogni caso, lo psicologo forense ha sempre bene a mente due considerazioni: in nessun caso si possono fare indagini o trarre conclusioni su aspetti al di fuori dei quesiti richiesti dal giudice; e in ogni caso bisogna comportarsi in modo conforme al Codice Deontologico cui ogni psicologo si attiene.

Dott.ssa Elena Dall’Olio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *