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PSICOLOGIA E ATTUALITA'

Primo Soccorso Psicologico

…linee guida nazionali e internazionali

Il Primo Soccorso Psicologico (PSP), in inglese Psychological First Aid (PFA), nasce dall’esigenza di dare una risposta immediata, strutturata e coordinata in situazioni definite emergenziali e al correlato disagio socio-psicologico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo definisce come uno strumento applicabile sia su larga scala sia su casi singoli, durante e nelle fasi immediatamente successive ad un evento stressante e potenzialmente traumatico.

Più precisamente, il PFA fa riferimento ad una modalità di approccio compassionevole e supportiva messa in atto per mitigare sintomi di stress acuto appena insorti: naturalmente si tratta solamente del primo passo da compiere nel continuum di cure che seguiranno. Con la messa in atto di tali modalità di aiuto non ci si propone di curare patologie complesse come il PTSD o il disturbo acuto da stress, o di sostituire un percorso di cura psicologico o psicoterapeutico strutturato, ma di stabilizzare e mitigare il distress al fine di favorire una migliore elaborazione futura di quanto avvenuto. Non si tratta appunto di fare terapia, ma di supportare una persona che chiede aiuto in uno dei momenti più difficili della sua vita: l’operatore che offre assistenza deve perciò avere una formazione adeguata che gli permetta di riconoscere, comprendere e agire in funzione degli stati emotivi che gli vengono espressi.

Le prime ricerche sul primo soccorso psicologico sono state sviluppate dopo la Seconda Guerra Mondiale, per far fronte alle necessità psicologiche dei veterani. Alcuni studi successivi, come quelli in seguito all’attacco terroristico alle Torri Gemelle, evidenziano come gli interventi di primo soccorso psicologico immediatamente successivi all’evento traumatico, siano stati predittivi di minori conseguenze post traumatiche, rispetto a molte sedute di psicoterapia effettuate a posteriori in assenza di un adeguato primo intervento (Everly et al. 2014; 2017). Questo dato sottolinea l’importanza di un primo intervento ad hoc e consequenziale all’esposizione all’evento potenzialmente traumatico, per dare alla vittima le basi per poter elaborare in futuro quanto accaduto.

Nel 2011 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha messo a punto il manuale “Psychological First Aid: Guide for field workers” che costituisce sia uno strumento di lavoro sul campo che di formazione rivolto a operatori sanitari, sociali, della Protezione Civile e volontari.

In Italia, fianco di un riconoscimento legislativo, istituzionale e culturale e di un forte impegno da parte dell’Ordine Nazionale degli Psicologi e degli Ordini Regionali, gli interventi psicologici nelle grandi emergenze sono principalmente svolti da psicologi e psicoterapeuti a titolo volontario. Diversi attori del volontariato sociale hanno contribuito durante varie emergenze, come ad esempio l’associazione senza scopo di lucro SIPEM SoS (Società Italiana di Psicologia dell’emergenza Social Support Federazione).

Il programma CISM (Critical Incident Stress Management – Gestione dello Stress da Incidenti Critici) è un protocollo di intervento sviluppato specificamente per attenuare lo stress legato a eventi critici, che si articola in sette elementi chiave:

  • Istruzione/Immunizzazione prima dell’incidente
  • Smobilitazione
  • Intervento individuale durante la crisi
  • Defusing
  • Debriefing per lo stress da eventi critici (CISD)
  • Sostegno familiare
  • Reti per l’invio

Una tecnica ampiamente utilizzata nella psicologia dell’emergenza è appunto il Defusing, un intervento breve, non necessariamente gestito da un professionista della salute mentale, che prevede una conversazione tra i 20 e i 40 minuti da realizzarsi immediatamente dopo l’intervento critico, in una sorta di pronto soccorso psicologico in cui si raccolgono le emozioni a caldo e si cerca di dare una prima costruzione di significato ad eventi che spesso sono inspiegabili e fuori dal controllo. Il soccorritore deve in ogni caso aver ricevuto un’adeguata formazione per intervenire in questa fase.

Il Debriefing viene invece condotto da una squadra per i servizi di emergenza composta da professionisti qualificati della salute mentale (Psicologi o Psicoterapeuti) coadiuvato da colleghi dei membri del gruppo. Il Debriefing dovrebbe aver luogo 24-76 ore dopo l’evento critico e mai sulla scena dell’evento traumatizzante, ma in una struttura che offra una atmosfera di sicurezza.

Negli Stati Uniti i protocolli più diffusi sono invece il Seven-Stage Intervention Crisis Model di Roberts ed il RAPID Model della Johns Hopkins University di Everly. Nel concettualizzare i processi relativi all’intervento sulla crisi, Roberts nel 1991 ha identificato sette passaggi o fasi determinanti che terapisti e clienti si trovano solitamente ad affrontare lungo il percorso di stabilizzazione, risoluzione e controllo della crisi stessa. Tali passaggi, elencati a seguire, sono essenziali, sequenziali e, a volte, sovrapponibili nel processo di intervento sulla crisi.

  • Pianificare e condurre un’accurata valutazione biopsicosociale e del rischio
  • Stabilire rapidamente un contatto psicologico ed una relazione collaborativa
  • Identificare i problemi principali ed i fattori precipitanti
  • Incoraggiare un’esplorazione di sentimenti ed emozioni
  • Generare ed esplorare nuove alternative e strategie di coping
  • Ripristinare il funzionamento mediante l’attuazione di un piano di azione
  • Pianificare sessioni di follow-up

Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/2020/05/primo-soccorso-psicologico/

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